The Masterpieces of Paolo Uccello (1397-1475), Domenico Veneziano (c. 1400-1461), Masaccio (1401-1428) and A. Del Castagno (?-1457). Sixty Photographs, Etc
Uomini celebri dipinti à buon fresco da Andrea dal Castagno nella villa già Pandolfini, disegnati sul posto ed incisi all'acquaforte in nove tavole da Alessandro Chiari
Uomini celebri dipinti a buon fresco da Andrea dal Castagno nella Villa già Pandolfini disegnati sul posto ed incisi all'acquaforte in nove tavole da Alessandro Chiari
Uomini celebri dipinti a buon fresco da Andrea dal Castagno nella villa già Pandolfini, disegnati sul posto ed incisi all'acquaforte in nove tavole da Alessandro Chiari
Uomini celebri dipinti a buon fresco da Andrea dal Castagno nella villa già Pandolfini disegnati sul posto ed incisi all' acquaforte in nove tavole da Alessandro Chiari pittore
FARINATA DEGLI UBERTI. Affresco trasportata in tela. Alto 2,52. Largo 1,64. "in pie, vòlto colla persona e colla faccia quasi di profilo a destra. Tutto coperto d'armatura e di maglia di ferro, con sopra una succinta tunichetta di color rosso; e un ampio berretto dello stesso colore in capo. Appoggia la destra sulla spalla inguainata, puntata in terra, e la sinistra sul fianco. Da piedi ha scritto: DOMINVS FARINATA DE VBERTIS SVE PATRIE LIBERATOR [Tutte queste figure, di grandezza maggiore del vivo, stanno in piè dentro certi vani inquadrati da cornici e pilastri tirati di prospettiva, con i fondi finti or di marmo mischio, or di porfido, or d'altra pietra. Andrea dal Castagno dipinse queste immagini onorarie a Pandolfo Pandolfini in una sala della sua villa di Legnaja, poco lungi dalla porta a San Frediano. Primo a farne memoria fu Don Francesco Albertini nel suo Memoriale impresso nel 1510, con queste parole:. " et le bellissime sale di Pandolfo Pandolfini è (sic) a Legnaja per mano d'Andreino, con sybille et uomini famosi fiorentini". Poi ne fecero cenno il Vasari e il Baldinucci nella Vita di Andrea dal Castagno; il quale ultimo scrittore è il solo che indichi i nomi delle persone ivi ritratte. " In casa i Carducci (egli dice), poi chiamati dei Pandolfini, dipinse alcuni celebratissimi uomini, parte de' quali ritrasse dal naturale cioè a dire da ritratti somiglianti, e da' propri volti loro: tali furono Pippo Spano fiorentino, cioè Filippo della nobilissima famiglia degli Scolari, consorti dei Buondelmonti, conte di Temesvar in Ungheria, Dante, il Petrarca, il Boccaccio ed altri". Dopo i citati scrittori niun altro fe parola di questi affreschi, e generalmente si credettero perduti, sino a che non fu pubblicata (1848) la Vita di questo pittore, nella nuova ristampa del Vasari, che va facendo Felice Le Monnier. Nel 1850, gli eredi Rinuccini, padroni di quel luogo già ridotto a casa colonica, fecero distaccare dal muro questi affreschi, e trasportare s
DANTE ALIGHIERI. Affresco trasportato in tela. Alto 2,52. Largo 1,64. Il Divino Poeta sta in piè colla faccia volta alquanto a sinistra. Nella destra sostiene semiaperto il libro del sacro Poema; coll' altra alquanto alzata e stesa, par che accompagni col gesto il favellare. Ha in capo un cappuccio rosso col mazzocchio foderato di vaj, e bianchi focali a gote. "coperto di ampia toga rossa con sotto una veste di coloro azzurro; calzatura e scarpe nere. La scritta in basso dice: DANTES DE ALEGIERIS FLORENTINI (sic) [Tutte queste figure, di grandezza maggiore del vivo, stanno in piè dentro certi vani inquadrati da cornici e pilastri tirati di prospettiva, con i fondi finti or di marmo mischio, or di porfido, or d'altra pietra. Andrea dal Castagno dipinse queste immagini onorarie a Pandolfo Pandolfini in una sala della sua villa di Legnaja, poco lungi dalla porta a San Frediano. Primo a farne memoria fu Don Francesco Albertini nel suo Memoriale impresso nel 1510, con queste parole:. " et le bellissime sale di Pandolfo Pandolfini è (sic) a Legnaja per mano d'Andreino, con sybille et uomini famosi fiorentini". Poi ne fecero cenno il Vasari e il Baldinucci nella Vita di Andrea dal Castagno; il quale ultimo scrittore è il solo che indichi i nomi delle persone ivi ritratte. " In casa i Carducci (egli dice), poi chiamati dei Pandolfini, dipinse alcuni celebratissimi uomini, parte de' quali ritrasse dal naturale cioè a dire da ritratti somiglianti, e da' propri volti loro: tali furono Pippo Spano fiorentino, cioè Filippo della nobilissima famiglia degli Scolari, consorti dei Buondelmonti, conte di Temesvar in Ungheria, Dante, il Petrarca, il Boccaccio ed altri". Dopo i citati scrittori niun altro fe parola di questi affreschi, e generalmente si credettero perduti, sino a che non fu pubblicata (1848) la Vita di questo pittore, nella nuova ristampa del Vasari, che va facendo Felice Le Monnier. Nel 1850, gli eredi Rinuccini, padroni di quel luogo già ridotto a casa co
SIBILLA CUMANA. Affresco trasportato in tela. Alto 2,52. Largo 1,64. Giovane ed avvenente donna, con lunghi capelli castagni che sciolti le cadono sulle spalle, contenuti sulla fronte da un diademetto gemmato, e da una cordellina nera con fermaglio in mezzo. Alzando il destro braccio, accenna colla mano in alto; coll'altro steso tiene un libro chiuso coperto di verde. Indossa una sopravveste rossocangiante con balza gialla, di sotto alla quale appare una sottana di color verdastro. Sulle spalle porta una mantiglia bianca; ha i piè calzati di rosso. L'epitaffio dice: SIBILLA CVMANA QVE PROPHETAVIT ADVENTVM CHRISTI [Tutte queste figure, di grandezza maggiore del vivo, stanno in piè dentro certi vani inquadrati da cornici e pilastri tirati di prospettiva, con i fondi finti or di marmo mischio, or di porfido, or d'altra pietra. Andrea dal Castagno dipinse queste immagini onorarie a Pandolfo Pandolfini in una sala della sua villa di Legnaja, poco lungi dalla porta a San Frediano. Primo a farne memoria fu Don Francesco Albertini nel suo Memoriale impresso nel 1510, con queste parole:. " et le bellissime sale di Pandolfo Pandolfini è (sic) a Legnaja per mano d'Andreino, con sybille et uomini famosi fiorentini". Poi ne fecero cenno il Vasari e il Baldinucci nella Vita di Andrea dal Castagno; il quale ultimo scrittore è il solo che indichi i nomi delle persone ivi ritratte. " In casa i Carducci (egli dice), poi chiamati dei Pandolfini, dipinse alcuni celebratissimi uomini, parte de' quali ritrasse dal naturale cioè a dire da ritratti somiglianti, e da' propri volti loro: tali furono Pippo Spano fiorentino, cioè Filippo della nobilissima famiglia degli Scolari, consorti dei Buondelmonti, conte di Temesvar in Ungheria, Dante, il Petrarca, il Boccaccio ed altri". Dopo i citati scrittori niun altro fe parola di questi affreschi, e generalmente si credettero perduti, sino a che non fu pubblicata (1848) la Vita di questo pittore, nella nuova ristampa del Vasari, che va
GIOVANNI BOCCACCIO. Affresco trasportato in tela. Alto 2,52. Largo 1,64. Volge la faccia alcun poco a sinistra. Indossa una veste rossa con cappuccio dello stesso colore in capo; e sovrapposta ad essa una toga di colore azzurro con ampie maniche. Regge con ambe le mani il libro del Decamerone. Il nome dell' illustre novelliere è scritto in basso così: DOMINVS JOHANNES BOCCACIVS. [Tutte queste figure, di grandezza maggiore del vivo, stanno in piè dentro certi vani inquadrati da cornici e pilastri tirati di prospettiva, con i fondi finti or di marmo mischio, or di porfido, or d'altra pietra. Andrea dal Castagno dipinse queste immagini onorarie a Pandolfo Pandolfini in una sala della sua villa di Legnaja, poco lungi dalla porta a San Frediano. Primo a farne memoria fu Don Francesco Albertini nel suo Memoriale impresso nel 1510, con queste parole:. " et le bellissime sale di Pandolfo Pandolfini è (sic) a Legnaja per mano d'Andreino, con sybille et uomini famosi fiorentini". Poi ne fecero cenno il Vasari e il Baldinucci nella Vita di Andrea dal Castagno; il quale ultimo scrittore è il solo che indichi i nomi delle persone ivi ritratte. " In casa i Carducci (egli dice), poi chiamati dei Pandolfini, dipinse alcuni celebratissimi uomini, parte de' quali ritrasse dal naturale cioè a dire da ritratti somiglianti, e da' propri volti loro: tali furono Pippo Spano fiorentino, cioè Filippo della nobilissima famiglia degli Scolari, consorti dei Buondelmonti, conte di Temesvar in Ungheria, Dante, il Petrarca, il Boccaccio ed altri". Dopo i citati scrittori niun altro fe parola di questi affreschi, e generalmente si credettero perduti, sino a che non fu pubblicata (1848) la Vita di questo pittore, nella nuova ristampa del Vasari, che va facendo Felice Le Monnier. Nel 1850, gli eredi Rinuccini, padroni di quel luogo già ridotto a casa colonica, fecero distaccare dal muro questi affreschi, e trasportare sulla tela. Andrea dal Castagno fu giudicato sin qui pittore aspro ne
FILIPPO DEGLI SCOLARI, detto PIPPO SPANO. Affresco trasportato in tela. Alto 2,52. Largo 1,64. Lo Spano di Temeswar, il vincitore dei Turchi per ben diciotto volte (1), sta in piedi, colla persona abbandonata sull'anche, stringendo con ambe le mani la spada nuda attraversata dinanzi alle gambe che tiene aperte. "tutto coperto d'armatura di ferro, con sopra una tunichetta di colore azzurro ornata di balza a fiorami, e stretta ai fianchi da una cintura di cuojo gialla. Ha il capo scoperto, con lunghi e incolti capelli castagni, con baffi e poca barba bipartita sul mento. In basso a lettere romane si legge: DOMINUS PHILIPPVS HISPANVS DE SCOLARIS RELATOR VICTORIE THEVCRORVM. [1) Jacopo di Poggio Bracciolini, Vita di Messer Filippo Scolari, stampata nel Tomo IV dell' Archivio Storico Italiano]. [Tutte queste figure, di grandezza maggiore del vivo, stanno in piè dentro certi vani inquadrati da cornici e pilastri tirati di prospettiva, con i fondi finti or di marmo mischio, or di porfido, or d'altra pietra. Andrea dal Castagno dipinse queste immagini onorarie a Pandolfo Pandolfini in una sala della sua villa di Legnaja, poco lungi dalla porta a San Frediano. Primo a farne memoria fu Don Francesco Albertini nel suo Memoriale impresso nel 1510, con queste parole:. " et le bellissime sale di Pandolfo Pandolfini è (sic) a Legnaja per mano d'Andreino, con sybille et uomini famosi fiorentini". Poi ne fecero cenno il Vasari e il Baldinucci nella Vita di Andrea dal Castagno; il quale ultimo scrittore è il solo che indichi i nomi delle persone ivi ritratte. " In casa i Carducci (egli dice), poi chiamati dei Pandolfini, dipinse alcuni celebratissimi uomini, parte de' quali ritrasse dal naturale cioè a dire da ritratti somiglianti, e da' propri volti loro: tali furono Pippo Spano fiorentino, cioè Filippo della nobilissima famiglia degli Scolari, consorti dei Buondelmonti, conte di Temesvar in Ungheria, Dante, il Petrarca, il Boccaccio ed altri". Dopo i citati scrittori niun
LA REGINA ESTER. Affresco trasportato in tela. Alto 1.20. Largo 1,64. Mezza figura. Con vivo sguardo volge a sinistra la sicura faccia. Le copre la testa un ampio panno bianco con balza gialla, che le scende sulle spalle, e porta sovr'esso un diadema gemmato. Indossa una veste bianca stretta ai fianchi da una ciarpa gialla; e dalle spalle le scende un manto verde, un lembo del quali; ella sostiene colla sinistra, mentre coll'altra tiene spiegato un cartello dov' è scritto: ESTER REGINA GENTIS SVE LIBERATRIX [Tutte queste figure, di grandezza maggiore del vivo, stanno in piè dentro certi vani inquadrati da cornici e pilastri tirati di prospettiva, con i fondi finti or di marmo mischio, or di porfido, or d'altra pietra. Andrea dal Castagno dipinse queste immagini onorarie a Pandolfo Pandolfini in una sala della sua villa di Legnaja, poco lungi dalla porta a San Frediano. Primo a farne memoria fu Don Francesco Albertini nel suo Memoriale impresso nel 1510, con queste parole:. " et le bellissime sale di Pandolfo Pandolfini è (sic) a Legnaja per mano d'Andreino, con sybille et uomini famosi fiorentini". Poi ne fecero cenno il Vasari e il Baldinucci nella Vita di Andrea dal Castagno; il quale ultimo scrittore è il solo che indichi i nomi delle persone ivi ritratte. " In casa i Carducci (egli dice), poi chiamati dei Pandolfini, dipinse alcuni celebratissimi uomini, parte de' quali ritrasse dal naturale cioè a dire da ritratti somiglianti, e da' propri volti loro: tali furono Pippo Spano fiorentino, cioè Filippo della nobilissima famiglia degli Scolari, consorti dei Buondelmonti, conte di Temesvar in Ungheria, Dante, il Petrarca, il Boccaccio ed altri". Dopo i citati scrittori niun altro fe parola di questi affreschi, e generalmente si credettero perduti, sino a che non fu pubblicata (1848) la Vita di questo pittore, nella nuova ristampa del Vasari, che va facendo Felice Le Monnier. Nel 1850, gli eredi Rinuccini, padroni di quel luogo già ridotto a casa colonica
LA REGINA TOMIRI. Affresco trasportato in tela. Alto 2,52. Largo 1,64. Leva alquanto la bella faccia, volta dal destro lato. Sopra i lunghi e biondi capelli legati in trecce e cadenti, reca la corona, e un nastro rosso con perle sulla fronte. Indossa una corazza di ferro, con sopra un'ampia veste gialla, della quale porta un lembo sull'anca sinistra, mentre coll'altra mano appoggia in terra per la punta una lunga lancia. Da piè mostra una sottana di colore azzurro e i rossi calzari. In basso è il motto: THOMIR TARTARA VINDICAVIT SE DE FILIO ET PATRIAM LIBERAVIT SVAM [Tutte queste figure, di grandezza maggiore del vivo, stanno in piè dentro certi vani inquadrati da cornici e pilastri tirati di prospettiva, con i fondi finti or di marmo mischio, or di porfido, or d'altra pietra. Andrea dal Castagno dipinse queste immagini onorarie a Pandolfo Pandolfini in una sala della sua villa di Legnaja, poco lungi dalla porta a San Frediano. Primo a farne memoria fu Don Francesco Albertini nel suo Memoriale impresso nel 1510, con queste parole:. " et le bellissime sale di Pandolfo Pandolfini è (sic) a Legnaja per mano d'Andreino, con sybille et uomini famosi fiorentini". Poi ne fecero cenno il Vasari e il Baldinucci nella Vita di Andrea dal Castagno; il quale ultimo scrittore è il solo che indichi i nomi delle persone ivi ritratte. " In casa i Carducci (egli dice), poi chiamati dei Pandolfini, dipinse alcuni celebratissimi uomini, parte de' quali ritrasse dal naturale cioè a dire da ritratti somiglianti, e da' propri volti loro: tali furono Pippo Spano fiorentino, cioè Filippo della nobilissima famiglia degli Scolari, consorti dei Buondelmonti, conte di Temesvar in Ungheria, Dante, il Petrarca, il Boccaccio ed altri". Dopo i citati scrittori niun altro fe parola di questi affreschi, e generalmente si credettero perduti, sino a che non fu pubblicata (1848) la Vita di questo pittore, nella nuova ristampa del Vasari, che va facendo Felice Le Monnier. Nel 1850, gli eredi